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Sicilia: Palermo e i suoi tesori


Itinerario nella costa di ponente della Sicilia. Partendo dal capoluogo Palermo, città che racchiude testimonianze di epoche e culture diverse, da quella normanna a quella spagnola, da quella araba a quella aragonese, percorrendo la strada interna che porta a Trapani, verso la costa occidentale. Inframmezzata da perle medievali come Monreale e Alcamo, antiche città scomparse come Segesta e la medievale Erice, che con lo sguardo spazia verso le lontane Egadi.



Città dall'eterna primavera e dalla storia ricchissima, vero ponte fra Oriente e Occidente, tra mondo arabo e normanno. E ancora città dagli splendidi palazzi e giardini, che ne hanno fatto una delle capitali indiscusse del Mediterraneo, contenitore culturale e di nuove tendenze. La meta del viaggio di questa settimana è Palermo, città dalle mille emozioni. Ma non solo. Anche il suo entroterra riserva spettacoli indimenticabili, da Monreale ad Alcamo, da Segesta ad Erice. Un itinerario tra arte e storia che ci porterà fino a Trapani.

Adagiata ai piedi del monte Pellegrino in fondo ad un golfo, con il monte Alfano a est, Palermo, capoluogo della Sicilia, giace in un anfiteatro naturale chiamato Conca d'Oro. Nel secolo VIII a.C. i Fenici decisero di creare qui una stazione commerciale, destinata a diventare in seguito una base punica. Passata sotto Roma, con il nome di "Panormus" la città mantenne la sua importanza strategica e commerciale, pur perdendo quella politica a favore di Siracusa. Nel 535, dopo le occupazioni germaniche, passa sotto il dominio di Bisanzio quindi, nell'831, viene conquistata dagli arabi che la ribattezzarono "Balarm" e la fecero diventare uno dei più importanti empori del Mediterraneo e, un secolo dopo, la sontuosa capitale dell'emirato. Prima dell'annessione al Regno d'Italia (1860), Palermo fa tempo a diventare normanna (1072), angioina (1266), aragonese (1282), spagnola (1415), sabauda, austriaca e borbonica (1743), culture che influiranno moltissimo sulla sua struttura architettonica.

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Anche se della città celebrata dai vedutisti del XVIII e XIX secolo resiste solo qualche squarcio, Palermo continua ad incantare i suoi visitatori ancora oggi, grazie alla dolcezza del clima, alla rigogliosa vegetazione e allo straordinario intreccio di culture, con le atmosfere avvolgenti e con il fascino dei suoi monumenti. Il baricentro della città è lo scenografico slargo dei Quattro Canti, che si apre in corrispondenza dell'incrocio tra corso Vittorio Emanuele e la via Maqueda. I prospetti concavi dei quattro cantoni, suddivisi in tre ordini e decorati con fontane, statue, nicchie e colonne, furono realizzati tra il 1608 e il 1620. Qui si trovano la seicentesca chiesa di S. Giuseppe dei Teatini, quella barocca di S. Caterina, iniziata nel 1566 e unica nel suo genere per le decorazioni e gli affreschi dell'interno, la Martorana, chiamata anche S. Maria dell'Ammiraglio, l'Università ed il Municipio.

Proseguendo per corso Vittorio Emanuele si arriva alla Cattedrale, innalzata nel 1184 sui resti di un'antichissima basilica. E' una sintesi stupefacenti si stili, con la facciata principale, le due torri slanciate e il bel portale gotico, il campanile normanno, il portico sud, capolavoro dello stile catalano, e l'interno neoclassico, che conserva le tombe dei re di Sicilia. La cupola è del XVIII secolo. Sul lato sinistro, rivolto verso la Cattedrale, si trova il palazzo Arcivescovile, costruito nel Quattrocento e completamente rifatto nel XVIII secolo. Dal secondo cortile si accede al Museo Diocesano, con una vasta collezione di opere provenienti dalle chiese cittadine. Proseguendo lungo il corso, dopo il parco di Villa Bonanno, si apre la visuale allo splendido Palazzo Reale o Palazzo dei Normanni. Questo edifico, il cui nucleo centrale si deve agli arabi ma fu ingrandito e abbellito in età normanna, è stato il centro del potere sin dai giorni del dominio bizantino ed ora è sede della Regione Sicilia. Da visitare soprattutto i lussuosi appartamenti reali, in particolare la Sala di Ruggero e la splendida Cappella palatina, con soffitto a mosaici, che fonde elementi bizantini, islamici e normanni.

Nella vicina via dei Benedettini si trova un altro capolavoro architettonico della città. E' la piccola chiesa di S. Giovanni degli Eremiti, oggi sconsacrata, sormontata da cinque cupolette rosse che le conferiscono un aspetto orientaleggiante. Fu costruita nel 1136 da maestranze arabe sul luogo di una preesistente moschea e comprende anche un chiostro in rovine di un monastero del XIII secolo che racchiude un grazioso giardino. Prendendo da qui via Porta di Castro, di nuovo verso il centro, arriviamo alla chiesa del Gesù, la prima eretta dai gesuiti in Sicilia, fondata nel Cinquecento ed oggi prezioso esempio del barocco siciliano per la profusione di tarsie marmoree, stucchi in rilievo, pitture e sculture che decorano l'interno.

Addentriamoci adesso nel labirintico quartiere medievale di Palermo. Qui, in via Roma, merita una visita la Vucciria, celebre mercato in stile casbah che si estende attraverso il rione della Loggia e testimonia in modo eccellente il passato arabo della città. Mercanti, venditori ambulanti e negozianti affollano un'area frequentata in precedenza da artigiani. Le vie attorno portano infatti i nomi delle loro professioni: argentieri, tintori, fabbricanti di chiavi. In questo mercato, il più grande di Palermo, si trovano oggetti d'uso quotidiano, cianfrusaglie, frutta, verdura fresca e pesce. A due passi da qui si può visitare l'Oratorio di S. Lorenzo, che conserva all'interno pregevoli decorazioni allegoriche di Giacomo Serpotta (1699-1706).

Nella vicina piazza S. Domenico si trova invece l'Oratorio del Rosario, piccola cappella eretta nel XVI secolo con elegante decoro barocco, e la chiesa di S. Domenico. Proseguendo lungo via Roma, da non mancare è una visita al Museo regionale archeologico, allestito nell'ex convento dei Filippini, uno dei più ricchi d'Italia per la vastità e la ricchezza delle raccolte, in cui spiccano le sculture dei templi selinuntini. Di fronte al museo sta l'Oratorio di S. Zita, dallo splendido interno decorato in stucco, a rilievo, opera del Serpotta. La vicina chiesa del XVI secolo, dalla quale l'Oratorio prende il nome, è invece arricchita con le sculture di Antonello Gagini.

Spostandosi verso ovest, presso la piazzetta Maqueda, si trova il Teatro Massimo, realizzato alla fine dell'Ottocento, ed uno dei più famosi templi lirici d'Europa. Difficile a questo punto non tralasciare i molti altri monumenti architettonici della città, ma prima di seguire il nostro itinerario, se resta del tempo, meritano una visita le meraviglie estetiche di Palermo: il celebre Parco della Favorita, circondate dalle residenze estive dell'aristocrazia palermitana (su tutte l'originale Palazzina cinese del 1799) e che comprende il Museo etnografico siciliano, quindi, più a sud, l'Orto Botanico, ricco di una gran quantità di piante esotiche, tra cui un colossale Ficus magnolioides di oltre 150 anni.

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Da Palermo e la sua Conca d'Oro il nostro itinerario prosegue verso la parte occidentale dell'isola, tra pittoreschi colli punteggiati di ulivi e viti. Prossima tappa è Monreale, cittadina a 8 chilometri dal capoluogo da Palermo che sorge in una zona collinare a 310 metri su un terrazzo del monte Caputo, in vista dalla Conca d'Oro e della valle del fiume Oreto. Monreale, il cui nome deriva dal latino Mons regalis ovvero montagna degna del re, è un piccolo centro di origine araba sviluppatosi attorno ad un Duomo normanno che è considerato uno dei più notevoli esempi di architettura medievale italiana. Fondato nel 1174 da Guglielmo II ha una bella facciata, inquadrata da due massicce torri, preceduta da un portico settecentesco e ornata da un portale a ogiva. L'abside è riccamente decorata da archi intrecciati e tarsie policrome, l'enorme interno è ricco di mosaici su fondo dorato. Dal fianco destro si passa nel chiostro dell'antico convento benedettino, cinto da un portico ad archi acuti su 228 colonnine gemine; un'arcata sulla destra porta al giardino del Belvedere, in fondo al quale si trova la Galleria civica d'arte moderna "Giuseppe Sciortino".

Un'altra quarantina di chilometri, entrando in provincia di Trapani, ci portano ad Alcamo, che sorge alle pendici del monte Bonifato, su un'altura digradante verso le acque del golfo di Castellamare, fondata durante la dominazione araba in Sicilia, intorno alla fine del X secolo, come Manzil Alqamh. Il centro storico presenta un impianto urbanistico di origine trecentesca, scandito da isolati rettangolari disposti lungo assi ortogonali e spezzato a metà dalla lunga direttrice di corso VI Aprile. All'inizio di questa antica strada imperiale sorge la seicentesca chiesa di S. Francesco d'Assisi, con pregevoli opere scultoree seicentesche dei Gagini. A poca distanza, la chiesa di S. Tommaso, uno degli esempi meglio conservati di architettura quattrocentesca. Di notevole interesse architettonico sono anche, nella zona alta dell'abitato, il Castello dei Conti di Modica del XIV secolo, la Torre De Balis del XV secolo, e la sontuosa basilica di Maria Santissima Assunta del XVIII secolo, che è la più ricca di opere d'arte. Famoso il vino doc Bianco di Alcamo, mentre sul Monte Bonifato è stata istituita riserva naturale il Bosco di Alcamo.

Prossima tappa è l'enigmatica Segesta, città di origine elime inserita in un sistema di dolci colline che racchiudono i suoi preziosi gioielli, testimonianza di un'antica città scomparsa: Il Tempio e il Teatro. Alleata di Atene e Cartagine contro Selinute, sua eterna, rivale, Segesta u distrutta da Agatocle, tiranno di Siracusa, nel IV secolo a.C. e ritrovò un periodo di ricchezza sotto i Romani. In età bizantina, un violento terremoto la rase però al suolo. Il Tempio dorico-siculo del V secolo a.C. sorge intatto e maestoso su un poggio al centro di una suggestiva vallata. Il Teatro Greco del III secolo a. C., scavato nella roccia si affaccia dalla cima del Monte Barbaro dove con cadenza biennale, le rappresentazioni teatrali rievocano atmosfere di altri tempi. I due monumento fanno parte del parco archeologico di Segesta, che comprende anche un grande Santuario del IV-V secolo a.C. Accanto a Segesta sorge oggi Calatafimi, antico borgo arabo, famoso per la storica battaglia tra borboni e garibaldini del 1860, che annovera tra i suoi monumenti la semidistrutta chiesa del Carmine, la chiesa Madre e la chiesa del Crocifisso.

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Proseguiamo lungo la statale 113 che da Calatafimi va verso Trapani, ultima tappa del nostro viaggio. Ma prima di entrare in città bisogna dirigersi verso la sommità del Monte San Giuliano dove, in splendida posizione panoramica su Trapani, in silenzio tra le nubi, posa l'antica città di Erice. L'antica città dagli Elimi, che la leggenda vuole fondata dal mitico Erice, figlio di Venere, è cinta da mura ciclopiche (VII secolo a.C.) a cui vertici si collocano il Castello Normanno, il Duomo o chiesa Matrice (1314), che conserva le forme gotiche trecentesche originarie, con la torre campanaria e le sue delicate bifore, e il Quartiere Spagnolo. Il centro storico presenta un impianto urbanistico tipico medievale con piazzette, strade strette e sinuose nelle quali si affacciano bellissimi cortili fioriti. Da visitare il Museo Cordici, nel cui atrio si trova l'Annunciazione di Antonello Gagini, sito nella Piazza Umberto I.

Infine eccoci a Trapani, il più importante centro della Sicilia occidentale. Fondata dai cartaginesi nel III secolo a.C., dopo la prima guerra punica entrò a far parte come Drepana dell'impero romano. Seguirono le invasioni barbariche ed il dominio bizantino, la dominazione araba e quella normanna. Tra i suoi monumenti più belli il cinquecentesco palazzo della Giudecca, che sorge all'interno del vecchio quartiere israelita, la cattedrale di San Lorenzo, al cui interno è conservato una "Crocifissione" attribuita al pittore fiammingo Van Dyck, il santuario dell'Annunziata, con facciata e portale gotici (XIV secolo) e torre campanaria in stile barocco, e l'adiacente Museo nazionale Pepoli, situato nell'antico convento dei Carmelitani, dove si trovano pregevoli collezioni archeologiche ed artistiche e una bellissima collezione di opere in corallo.

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